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Anoressia: cos’è, come si cura e quando serve il ricovero

Psichiatria
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L’anoressia è un disturbo complesso che può influenzare profondamente la vita quotidiana, il benessere fisico e la sfera emotiva e relazionale di chi ne soffre.

Riguarda il rapporto con il cibo, con il proprio corpo e, più in generale, con il modo in cui una persona vive sé stessa. Riconoscerla non è sempre facile, ma ricevere il giusto supporto può fare la differenza.

In questo articolo, il Dott. Fabio Conti, medico psichiatra di Villa Sant’Alessandro, ci spiega cos’è l’anoressia, quali sono i sintomi da non sottovalutare, quali sono i trattamenti più efficaci e quando può essere necessario un ricovero terapeutico.

Cos’è l’anoressia e come si manifesta

L’anoressia è un disturbo dell’alimentazione caratterizzato da:

  • restrizione persistente dell’apporto calorico
  • intensa paura di aumentare di peso
  • controllo del peso e delle forme corporee
  • distorsione dell’immagine corporea
  • malnutrizione: quest’ultima è alla base di rilevanti complicanze organiche.

Può influenzare in modo significativo il benessere fisico e psicologico e richiede una presa in carico multidisciplinare.

Quali sono i sintomi più comuni

Tra i sintomi principali troviamo:

  • intensa paura di prendere peso o ingrassare anche quando si è in evidente sottopeso
  • eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sull’autostima
  • perdita di peso significativa o mancato aumento di peso in età evolutiva
  • evitamento fobico di cibi considerati “ingrassanti”
  • rituali alimentari rigidi
  • alterazioni mestruali
  • affaticamento, ipotermia, pelle secca
  • ridotta socializzazione e ritiro da contesti relazionali.

Questi segnali possono emergere gradualmente e non sono sempre facili da riconoscere nelle fasi iniziali. L’anoressia fa parte dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, disturbi mentali severi con un insieme di condizioni che richiedono un’attenzione clinica mirata.

Chi soffre di anoressia sente la fame?

La risposta non è univoca. In molti casi, soprattutto all’inizio del disturbo, la fame è presente ma viene volontariamente ignorata oppure vengono utilizzati comportamenti compensatori come assumere molti liquidi, caramelle, chewin gum. Con il tempo, a causa di meccanismi neuroendocrini e adattamenti fisiologici, la percezione della fame può attenuarsi. Questo non significa che la persona non abbia bisogno di nutrirsi, ma che il segnale viene “spento” o dissociato dalla consapevolezza emotiva o addirittura vissuto come un segnale della propria onnipotenza nel riuscire a controllarlo.

Le cause dell’anoressia

L’eziologia dell’anoressia è complessa e multifattoriale. Le principali componenti coinvolte sono:

  • predisposizione genetica
  • tratti di personalità (perfezionismo, autocritica elevata, controllo)
  • dinamiche familiari o relazionali disfunzionali
  • fattori sociali e culturali legati all’immagine corporea e alla pressione sociale.

L’adolescenza rappresenta, inoltre, una fase particolarmente delicata e vulnerabile rispetto allo sviluppo di un disturbo alimentare. In questo periodo si verificano cambiamenti significativi a livello corporeo, emotivo, cognitivo e relazionale. Il corpo si trasforma rapidamente, spesso in modo percepito come lontano dai canoni estetici ideali o dai modelli proposti dai media e dai social. Questo può generare disagio, senso di inadeguatezza o perdita di controllo.

Contemporaneamente, l’adolescente è impegnato nella costruzione della propria identità e ricerca l’approvazione del gruppo dei pari, risultando particolarmente sensibile al giudizio altrui. Il cibo e il controllo del corpo possono allora diventare strumenti per gestire l’ansia, ottenere un senso di controllo o sentirsi più accettati.

Fattori come bassa autostima, insicurezze, esperienze di esclusione sociale, bullismo o dinamiche familiari conflittuali possono intensificare questa vulnerabilità. Se non riconosciuti e affrontati, questi elementi possono contribuire all’insorgenza di comportamenti restrittivi tipici dell’anoressia, soprattutto in soggetti predisposti.

Quanti tipi di anoressia esistono

Il manuale DSM-5 classifica l’anoressia nervosa in due sottotipi principali:

  • di tipo restrittivo: la persona riduce drasticamente l’assunzione di cibo, senza ricorrere ad abbuffate o condotte compensatorie
  • con condotte compensatorie: si verificano episodi di alimentazione incontrollata seguiti da comportamenti come vomito, iperattività motoria, uso di lassativi o digiuni prolungati.

Entrambe le forme possono alternarsi nel tempo o coesistere con altri disturbi psicologici.

Come si cura l’anoressia

Il trattamento dell’anoressia nervosa è multidisciplinare/ integrato e personalizzato. Prevede:

  • psicoterapia individuale, con approcci validati come la terapia cognitivo-comportamentale o la terapia focalizzata sulle emozioni
  • intervento riabilitativo nutrizionale, per ristabilire un’alimentazione adeguata e supportare il recupero del peso
  • monitoraggio medico per prevenire complicanze
  • eventuale terapia farmacologica per sintomi associati come ansia o depressione.

La partecipazione della famiglia è sempre importante, fondamentale negli adolescenti.

Quando è necessario il ricovero per anoressia

Il ricovero può essere indicato in presenza di condizioni mediche gravi o quando non è possibile avviare una terapia ambulatoriale. Alcuni criteri clinici includono:

  • malnutrizione severa o calo ponderale rapido
  • parametri vitali alterati (bradicardia, ipotensione, squilibri elettrolitici)
  • rifiuto completo del cibo
  • inefficacia terapia ambulatoriale
  • persistenza meccanismi di compenso potenzialmente gravi come il vomito autoindotto
  • comorbidità psichiatriche con rischio per se stessi.

Il ricovero ha lo scopo di stabilizzare le condizioni cliniche e creare le basi per il percorso terapeutico successivo. La durata può variare in base alla situazione individuale, ma prevede in genere un lavoro sia nutrizionale sia psicologico, integrato in un ambiente protetto.

Combattere l'anoressia con il supporto di strutture specializzate

Villa Sant’Alessandro è un centro residenziale del gruppo KOS dedicato alla cura dei disturbi psichiatrici, con un’attenzione specifica per i disturbi del comportamento alimentare.

Il percorso terapeutico si basa su un approccio multidisciplinare e integrato, che coinvolge:

  • équipe psichiatrica e psicologica specializzata
  • supporto nutrizionale e medico costante
  • attività riabilitative, laboratori esperienziali e terapie espressive.

L’obiettivo è aiutare la persona a ristabilire un equilibrio tra mente e corpo, favorendo una relazione più serena con il cibo, con sé stessa e con gli altri.

Come aiutare una persona con anoressia

Riconoscere un disturbo alimentare in una persona cara può generare incertezza o frustrazione. Tuttavia, il sostegno empatico e la disponibilità all’ascolto sono fondamentali. È utile:

  • evitare giudizi o commenti sull’aspetto fisico
  • incoraggiare la persona a rivolgersi a professionisti
  • mantenere una presenza costante e paziente
  • collaborare con il team curante, se coinvolti.

Con il giusto supporto, uscire dall’anoressia è possibile: ogni percorso è diverso, ma nessuno va affrontato da solo.

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