L'ADHD è una condizione che può influenzare la capacità di mantenere l'attenzione, organizzare le attività e controllare gli impulsi.
Le sue manifestazioni possono essere molto diverse da persona a persona e non sempre sono facilmente riconoscibili, soprattutto in età adulta.
Sebbene i primi sintomi compaiano durante l'infanzia, l'ADHD può persistere anche nell'età adulta e, in alcuni casi, essere diagnosticato soltanto molti anni dopo. Comprenderne le caratteristiche è importante per distinguere il disturbo da altre condizioni e individuare, quando necessario, un percorso di valutazione e trattamento.
Ce ne parla la Dott.ssa Fabiola Ferrentino, Psichiatra, Coordinatore delle Linee Cliniche della Psichiatria del Gruppo KOS e Responsabile dell'Ambulatorio di Psichiatria di Villa Sant'Alessandro.
Cosa significa ADHD
ADHD è l'acronimo inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, tradotto in italiano come Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
Si tratta di un disturbo del neurosviluppo, cioè di una condizione che ha origine durante lo sviluppo del sistema nervoso e può influenzare alcune funzioni cognitive e il comportamento.
L'ADHD non è una conseguenza di scarsa volontà, mancanza di impegno o di un'educazione inadeguata. È un disturbo riconosciuto clinicamente, per il quale sono disponibili percorsi diagnostici e trattamenti specifici.
ADHD: che cos'è e come si manifesta
L'ADHD può presentarsi in modi differenti. In base alle caratteristiche prevalenti, si distinguono tre presentazioni cliniche:
- prevalentemente disattenta: quando prevalgono difficoltà di concentrazione, organizzazione e gestione delle attività
- prevalentemente iperattiva-impulsiva: caratterizzata soprattutto da irrequietezza, attività motoria eccessiva e difficoltà nel controllare gli impulsi
- combinata: quando sono presenti entrambe le tipologie di sintomi.
Nei bambini l'iperattività può manifestarsi attraverso un'eccessiva attività motoria, mentre negli adulti può diventare meno evidente e presentarsi soprattutto come una sensazione di irrequietezza interna.
Le difficoltà di attenzione e organizzazione possono invece emergere con maggiore evidenza quando aumentano le responsabilità scolastiche, lavorative o familiari.
Quali sono i sintomi dell'ADHD
I sintomi dell'ADHD si distinguono principalmente in due gruppi: disattenzione e iperattività-impulsività. La loro presenza e intensità variano da persona a persona.
Disattenzione
Le difficoltà possono riguardare la capacità di mantenere la concentrazione, seguire le istruzioni e organizzare le attività.
Tra i sintomi più frequenti vi sono:
- difficoltà a mantenere l'attenzione durante attività prolungate
- errori di distrazione e difficoltà a completare i compiti
- problemi nell'organizzazione e nella gestione del tempo
- tendenza a perdere oggetti necessari nella vita quotidiana
- facilità a distrarsi per stimoli esterni anche non rilevanti.
Iperattività e impulsività
L'iperattività si manifesta attraverso un'eccessiva attività motoria o una sensazione di irrequietezza, mentre l'impulsività riguarda la difficoltà a controllare le risposte e i comportamenti.
Le manifestazioni più comuni comprendono:
- difficoltà a rimanere seduti o fermi quando richiesto
- bisogno frequente di muoversi
- tendenza a parlare eccessivamente o interrompere gli altri
- difficoltà ad aspettare il proprio turno
- comportamenti impulsivi, senza un'adeguata valutazione delle conseguenze.
Questi comportamenti, considerati singolarmente, non sono sufficienti per riconoscere l'ADHD.
La loro rilevanza clinica dipende dalla persistenza, dall'intensità e dall'impatto sul funzionamento della persona.
ADHD si nasce o si diventa: le cause
L'ADHD è un disturbo del neurosviluppo, i cui sintomi compaiono durante l'infanzia, anche se in alcuni casi viene riconosciuto e diagnosticato soltanto in età adulta.
Le cause non sono ancora completamente chiarite. Gli studi indicano un'origine multifattoriale, nella quale la predisposizione genetica svolge un ruolo importante, insieme ad altri fattori biologici e ambientali.
Secondo l'Istituto Superiore di Sanità[1], i familiari di persone con ADHD hanno una probabilità maggiore di presentare lo stesso disturbo rispetto alla popolazione generale. Tra gli altri possibili fattori di rischio sono stati individuati la nascita prematura, il basso peso alla nascita e l'esposizione ad alcol e fumo durante la gravidanza.
Si tratta tuttavia di associazioni che non dimostrano necessariamente un rapporto di causa ed effetto. Nessuno di questi fattori, considerato singolarmente, permette di prevedere se una persona svilupperà l'ADHD.
L'ADHD si può curare? Cosa significa trattare il disturbo
L'ADHD è una condizione del neurosviluppo per la quale non esiste una cura definitiva, ma sono disponibili trattamenti che possono ridurre i sintomi e migliorare il funzionamento della persona.
Gli interventi vengono definiti in base all'età, alla gravità delle manifestazioni e alle eventuali condizioni associate.
Il trattamento può comprendere:
- interventi psicoeducativi, per comprendere il disturbo e sviluppare strategie di gestione delle difficoltà
- interventi psicologici e psicoterapeutici, quando indicati, per affrontare problemi comportamentali, emotivi o relazionali
- trattamento farmacologico, prescritto e monitorato da uno specialista nei casi appropriati
- supporto nei contesti di vita, con il coinvolgimento della famiglia e, quando necessario, della scuola.
La scelta può prevedere l'integrazione di più interventi, anche in presenza di condizioni associate come disturbi d'ansia, depressione o disturbi specifici dell'apprendimento.
Quando è utile una valutazione specialistica
Difficoltà di concentrazione, irrequietezza e impulsività possono essere presenti anche in persone senza ADHD o dipendere da altre condizioni, come disturbi del sonno, ansia e stress.
Una valutazione specialistica è indicata quando questi sintomi persistono nel tempo e compromettono significativamente uno o più ambiti della vita quotidiana.
La diagnosi si basa su un approfondimento clinico che comprende la storia personale, la comparsa e l'evoluzione dei sintomi e la loro presenza in diversi contesti.
Secondo i criteri del DSM-5, alcuni sintomi devono essere stati presenti prima dei 12 anni, anche quando la diagnosi viene formulata in età adulta.
Durante la valutazione possono essere utilizzati questionari e test standardizzati. Tuttavia, non esiste un singolo test per l'ADHD che permetta, da solo, di formulare una diagnosi. I questionari di autovalutazione disponibili online possono rappresentare un primo strumento orientativo, ma non sostituiscono l'esame clinico
In età evolutiva la valutazione è generalmente affidata al neuropsichiatra infantile; negli adulti, allo psichiatra con formazione specifica nell’ambito delle neurodivergenze.
Il percorso per l'ADHD all'Istituto Sant'Alessandro
A Roma, presso Villa Sant'Alessandro, è attivo un Centro per le Neurodivergenze dedicato alla valutazione e alla presa in carico di persone adulte con ADHD e altre condizioni del neurosviluppo.
Il percorso diagnostico comprende colloqui specialistici, la raccolta della storia personale e familiare e l'utilizzo di strumenti di valutazione selezionati in base alle caratteristiche della persona.
Al termine viene effettuata una restituzione dei risultati e, quando indicato, può essere definito un programma terapeutico personalizzato, con successivi controlli specialistici.
[1] https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/adhd-disturbo-da-deficit-dell-attenzione-e-iperattivita
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