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Recupero della mano post ictus: pubblicata su “Stroke” una ricerca del Centro Cardinal Ferrari

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Integrare l’osservazione di un’azione con la sua esecuzione in realtà virtuale può migliorare in modo significativo il recupero motorio della mano nei pazienti colpiti da ictus.

È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato e controllato, realizzato presso il Centro Cardinal Ferrari KOS, l’Istituto Clinico Quarenghi di Bergamo e l’U.O. di Neuroradiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, in collaborazione con l’Università di Parma. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Stroke, una delle principali riviste internazionali dedicate alle malattie cerebrovascolari e fornisce nuove evidenze sull’efficacia dei protocolli riabilitativi che combinano approcci neuroscientifici e tecnologie digitali, mostrando come sia possibile ottenere miglioramenti clinicamente rilevanti anche a distanza di tempo dall’ictus.

«Per chi affronta un percorso di riabilitazione dopo un ictus, recuperare anche piccoli gesti della vita quotidiana può fare una grande differenza», afferma il dott. Antonio De Tanti, direttore clinico del Centro Cardinal Ferrari KOS e coautore dello studio. «I risultati dimostrano che integrare osservazione dell’azione e realtà virtuale non solo è efficace, ma può tradursi in benefici concreti e duraturi nella pratica clinica. Investire nella ricerca anche nella riabilitazione significa offrire ai pazienti opportunità reali di recupero e migliorare la qualità delle cure».

Il dott. Antonino Errante, principal investigator dello studio, psicologo ricercatore presso il Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma, spiega: «Questo studio dimostra che l’osservazione dell’azione, quando viene integrata in modo strutturato con la realtà virtuale, può potenziare in maniera significativa il recupero motorio della mano dopo un ictus. I risultati suggeriscono che il cervello mantiene una notevole capacità di riorganizzazione anche a distanza di tempo dall’evento acuto e che i circuiti coinvolti nell’osservazione e nell’esecuzione delle azioni possono essere efficacemente riattivati attraverso protocolli riabilitativi mirati».

Il dott. Gian Pietro Salvi, neurologo presso l’Istituto Clinico Quarenghi, coautore dello studio: “Con entusiasmo abbiamo affrontato questa sfida riabilitativa che, grazie all’utilizzo della tecnologia, ha dimostrato un recupero funzionale significativo dell’arto superiore nei pazienti affetti da lesioni neurologiche vascolari. Questo lavoro ha confermato che vi è ancora spazio per l’innovazione terapeutica e per un miglior recupero di queste persone. I pazienti che hanno partecipato con dedizione a questo trattamento, sono rimasti estremamente soddisfatti dal lavoro svolto, così come i loro caregiver.”

Lo studio

La ricerca ha coinvolto 48 pazienti adulti presso il Centro Cardinal Ferrari (Parma) e presso l’Istituto Clinico Quarenghi (Bergamo) colpiti da ictus in fase subacuta o cronica, con deficit motori dell’arto superiore. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi. Il gruppo sperimentale ha seguito un programma di riabilitazione che combina Action Observation Treatment (AOT) ed esecuzione degli stessi compiti in realtà virtuale (VR); il gruppo di controllo ha svolto esercizi identici in realtà virtuale ma senza la fase di osservazione dell’azione.

Il trattamento è durato cinque settimane, con sessioni intensive e progressivamente adattate alle capacità motorie di ciascun paziente, valutate per la parte diagnostica presso la struttura complessa di Neuroradiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Lo studio è stato finanziato da una sovvenzione del Ministero della Salute Italiano (SG-2019-12370506), starting grant per ricercatori under 33, attribuito al dottor Antonino Errante, principal investigator. Il protocollo dello studio è stato sottoposto a peer-review da parte dell'ente finanziatore.

I risultati

Entrambi i gruppi hanno registrato un miglioramento della funzione motoria, ma i pazienti che hanno seguito il protocollo combinato di osservazione dell’azione e realtà virtuale hanno ottenuto benefici nettamente superiori nella destrezza della mano paretica. Il miglioramento ha superato la soglia di rilevanza clinica ed è risultato stabile anche a sei mesi dal termine del trattamento, indicando un effetto duraturo nel tempo. Oltre alla destrezza manuale, lo studio evidenzia miglioramenti in forza muscolare, riduzione della spasticità e maggiore autonomia nelle attività della vita quotidiana in entrambi i gruppi. Un dato di particolare interesse è il miglioramento osservato anche nella mano non paretica, dato che suggerisce un possibile coinvolgimento bilaterale dei meccanismi di recupero motorio.

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