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I danni del trauma cranico sul cervello

Riabilitazione
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Il trauma cranico rappresenta una delle principali cause di disabilità acquisita.

Può derivare da incidenti stradali, sportivi o domestici, e comportare conseguenze fisiche, cognitive ed emotive anche molto gravi. Durante l’impatto, il cervello può subire un danno dovuto alla pressione di una forza fisica esterna, rapida, improvvisa e violenta, in grado di diminuire o alterare lo stato di coscienza. Le ripercussioni possono coinvolgere le funzioni neurologiche, cognitive, comportamentali ed emotive, fino allo stato di coma nei casi più gravi, in cui la persona non risponde ad alcuno stimolo ed appare come se stesse dormendo. È fondamentale agire sulla prevenzione, specie tra i più giovani, e garantire percorsi riabilitativi strutturati per un recupero efficace.

Trauma cranico: significato e definizione

Il trauma cranico si verifica quando una forza esterna colpisce la testa provocando un danno cerebrale. Il cervello, a causa dell’urto, può subire lesioni più o meno gravi che compromettono temporaneamente o permanentemente le sue funzioni. L’alterazione dello stato di coscienza è uno dei segnali più evidenti, ma non sempre immediatamente riconoscibile nella sua gravità.

“Il rischio elevato ci spinge a sensibilizzare soprattutto i ragazzi e gli adolescenti sui comportamenti corretti da tenere quando sono sulla strada, visto che si preparano a guidare l’autovettura o un ciclomotore”, spiega Donatella Saviola, direttore clinico del Centro Cardinal Ferrari. “I ragazzi dovrebbero prestare maggiore attenzione anche durante azioni semplici come attraversare la strada, che rigorosamente deve avvenire sulle strisce pedonali, quando il semaforo è verde e senza guardare il telefonino”, sottolinea la specialista.

Sintomi immediati e quando si è fuori pericolo

I sintomi del trauma cranico possono includere perdita di coscienza, disorientamento, vomito, difficoltà nel linguaggio e nella memoria. Anche sintomi inizialmente lievi possono nascondere lesioni importanti, motivo per cui è essenziale rivolgersi tempestivamente a personale medico.

Una persona può essere considerata fuori pericolo quando le sue condizioni vitali sono stabili e non emergono segni di deterioramento neurologico. Tuttavia, anche dopo la fase acuta, possono rimanere conseguenze che richiedono trattamenti riabilitativi prolungati.

“Per mantenere lucidità mentale e riflessi pronti alla guida è necessario soprattutto astenersi dall’assunzione di alcol o sostanze, perché possono generare stato di confusione e ridotta capacità di fronteggiare l’imprevisto”.

Cosa fare dopo il trauma cranico

Il recupero da un trauma cranico dipende da molteplici fattori: gravità del danno, età della persona, rapidità degli interventi sanitari e qualità del percorso riabilitativo. In molti casi, il ritorno alla piena autonomia è possibile, ma richiede tempo, pazienza e un lavoro costante.

“Comportamenti idonei per una corretta gestione del rischio dovrebbero essere mantenuti anche durante la pratica sportiva” – sottolinea la dott.ssa Saviola. “Ad esempio, nello sci è altamente raccomandato il casco e per esibirsi nei tuffi è necessaria una certa perizia e conoscenza del fondale. Cautela anche negli sport di gruppo in cui è frequente il contatto fisico, come calcio, pallacanestro e rugby”.

Il percorso riabilitativo coinvolge un’équipe multidisciplinare: fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali e psicologi lavorano in sinergia per restituire alla persona le funzioni compromesse o per favorire l’adattamento a una nuova condizione di vita. Anche nel corso delle comuni attività di vita quotidiana è necessario mantenere elevato il livello di attenzione, ad esempio quando si salgono e scendono le scale o si procede in luoghi affollati dove si può essere spinti.

“Da alcuni anni il Centro Cardinal Ferrari è impegnato nella prevenzione del grave trauma cranico presso le scuole secondarie di primo e secondo grado, attraverso formazione in aula con l’aiuto di testimonianze e facendo sperimentare ai ragazzi la disabilità, ad esempio con il movimento in carrozzina.

Il nostro obiettivo principale è fare comprendere quali possono essere le situazioni predisponenti al trauma cranico, in quanto spesso non si tratta di condizioni estreme ma quotidiane – spiega la neurologa. Per questo stimoliamo sin dall’inizio un coinvolgimento attivo dei ragazzi, chiedendo loro di raccontarci se hanno avuto esperienze di amici che sono incorsi in un trauma cranico”.

Cosa succede al cervello dopo un trauma cranico

Il trauma può provocare lesioni fisiche al cervello, come contusioni, emorragie o edema cerebrale. Questi danni possono interessare diverse aree del sistema nervoso centrale e determinare conseguenze più o meno gravi, spesso non immediatamente visibili.

“Durante gli incontri in particolare viene raccontata la verità sull’uscita dal coma, che il più delle volte non è quella raccontata nei film, in cui il protagonista ritorna integro in poco tempo come se nulla fosse successo, ma è rappresentata dai numerosi deficit di ordine fisico, mentale e comportamentale, che conducono a riduzione dell’indipendenza, perdita di amici, isolamento, maggiori difficoltà a trovare lavoro e progressivo ritiro sociale.

Le alterazioni funzionali possono manifestarsi con problemi di equilibrio, disturbi della memoria, difficoltà nella concentrazione e nella gestione delle emozioni. Per far toccare con mano ai ragazzi quali sono gli esiti di tipo motorio del trauma cranico e come la persona può reagire, abbiamo anche inserito la partecipazione di un ex paziente in carrozzina, che ha risposto alle tante curiosità dei ragazzi. I più grandi, delle scuole superiori, sono stati anche accompagnati in reparto per conoscere i diversi gradi di disabilità residua. Mentre quelli delle medie hanno sperimentato un giro in pista protetta su carrozzina”, racconta la dott.ssa Saviola.

Trauma cranico: quali conseguenze a lungo termine?

I danni derivanti da un trauma cranico variano a seconda dell’area cerebrale coinvolta. Considerando la struttura del cervello si individuano specificità per ogni emisfero, che controlla movimenti e sensibilità della parte opposta. L’emisfero sinistro, dominante per le destrimane, controlla le funzioni del linguaggio (comprensione, produzione di parole e discorsi), la lettura e la scrittura. L’emisfero destro controlla le funzioni visuo-spaziali (memoria visiva), capacità di copiare e disegnare, l’apprendimento di ritmi e musica.

Il cervello può essere suddiviso in vari lobi che si caratterizzano per diverse funzioni: Lobo frontale: controllo emotivo, produzione del linguaggio, pianificazione, problem solving e attivazione movimenti volontari. Lobo parietale: controllo sensazioni provenienti dall’esterno: tattili, percezione dello spazio, associazione immagini verbali-visive. Lobo temporale: memoria, comprensione del linguaggio, capacità musicali, regolazione comportamento.

I traumi cranici possono influire anche sull’umore e sul comportamento: è frequente riscontrare irritabilità, depressione, difficoltà relazionali o cambiamenti della personalità. “Durante le esperienze”, conclude Donatella Saviola, “abbiamo raccontato ai ragazzi come si svolge il nostro lavoro quotidiano di riabilitatori, che ha lo scopo di facilitare il recupero di una persona con danno cerebrale, sostenendola nell’adattamento alla nuova condizione, da vivere in maniera autonoma e produttiva, per raggiungere la miglior qualità di vita possibile.

Le conseguenze di un trauma cranico possono presentarsi anche a distanza di tempo. In alcuni casi possono manifestarsi forme di epilessia post-traumatica o un aumento del rischio di sviluppare forme di decadimento cognitivo”.

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