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Giornata Mondiale della Fisioterapia: il movimento che aiuta a ritrovare autonomia

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Dopo un ictus o un evento cardiovascolare, tornare a compiere un gesto quotidiano può rappresentare un traguardo importante. Camminare con maggiore sicurezza, salire alcuni gradini o riuscire nuovamente a vestirsi da soli sono risultati che possono incidere concretamente sull’autonomia e sulla qualità di vita.

È proprio al ruolo della fisioterapia e dell’attività fisica nella prevenzione, nella gestione e nella riabilitazione delle malattie cardiovascolari e dell’ictus che è dedicata la Giornata Mondiale della Fisioterapia 2026, che si celebra l’8 settembre.

La fisioterapia, infatti, non interviene soltanto dopo una malattia o un infortunio. Può aiutare le persone a mantenersi attive, a muoversi in modo sicuro e a prendersi cura della propria salute, attraverso percorsi adeguati alle condizioni e alle possibilità di ciascuno.

Ne abbiamo parlato con Monica Pizzaferri, coordinatrice del Servizio di riabilitazione neuromotoria del Centro Cardinal Ferrari KOS di Fontanellato.

Mantenersi attivi per prendersi cura della propria salute

L’attività fisica regolare è importante a ogni età e contribuisce alla prevenzione e alla gestione delle malattie cardiovascolari. In presenza di una patologia cronica, di fattori di rischio o di difficoltà motorie, però, può essere necessario individuare le modalità e l’intensità più adatte alla propria condizione.

L’esercizio regolare può determinare un miglioramento della funzione cardiorespiratoria e vascolare, favorendo il controllo dei principali fattori di rischio.

Il fisioterapista può accompagnare la persona in questo percorso, valutandone le capacità motorie e la risposta allo sforzo e proponendo esercizi personalizzati, in accordo con le eventuali indicazioni dell’équipe curante. Il lavoro può riguardare la forza, l’equilibrio, la mobilità e la resistenza, con l’obiettivo di rendere il movimento una parte possibile e sicura della quotidianità.

L’esercizio terapeutico e l’attività fisica devono essere dosati e adattati alle condizioni individuali, modulando intensità, frequenza e durata dell’esercizio in base alle capacità funzionali, all’età e alla comorbilità della persona. Questa personalizzazione della proposta terapeutica viene applicata nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e, in modo ancor più importante, nel percorso riabilitativo dopo un ictus.

Dopo un ictus, un percorso costruito sulle capacità della persona

Le conseguenze di un ictus possono essere molto diverse. La persona può avere difficoltà nel controllo dei movimenti, nella forza, nell’equilibrio o nella coordinazione e può aver bisogno di aiuto per svolgere alcune attività quotidiane.

Quando le condizioni cliniche lo consentono, la riabilitazione può iniziare già nella fase successiva all’evento acuto e proseguire nelle fasi successive, in regime di ricovero, ambulatoriale o a domicilio, in base ai bisogni della persona.

Il lavoro del fisioterapista parte da una valutazione delle capacità presenti e delle difficoltà incontrate. Su questa base vengono definiti obiettivi progressivi e attività specifiche per favorire il recupero del controllo motorio, degli spostamenti, dell’equilibrio e del cammino.

L’esercizio terapeutico non è quindi fine a sé stesso: ciò che viene allenato durante il trattamento deve poter essere utilizzato, per quanto possibile, nella vita di tutti i giorni.

Obiettivi e tempi non sono uguali per tutti

Le conseguenze di un ictus e il percorso di recupero possono essere molto diversi. Per definire gli obiettivi vengono considerate le condizioni cliniche, il livello di autonomia precedente, le competenze motorie e cognitive residue e il contesto di vita.

Gli obiettivi devono essere misurabili e condivisi con la persona e il caregiver, tenendo conto delle loro aspettative e priorità.

Per qualcuno l’obiettivo può essere tornare a camminare senza assistenza; per un’altra persona può significare riuscire a mantenere la posizione seduta, spostarsi con maggiore sicurezza o partecipare più attivamente alle attività quotidiane.

Il fisioterapista verifica nel tempo i progressi, adatta il trattamento ai miglioramenti della persona e ridefinisce, quando necessario, gli obiettivi. Anche risultati che possono sembrare piccoli assumono un valore importante quando permettono alla persona di fare qualcosa con minore aiuto o con maggiore sicurezza.

Recuperare l’autonomia, per una persona che ha avuto un ictus, significa riacquistare la capacità di muoversi e svolgere le attività della vita quotidiana con il minor aiuto possibile.

Il fisioterapista all’interno dell’équipe riabilitativa

Dopo un ictus o un evento cardiovascolare, la riabilitazione non riguarda soltanto il movimento. Possono essere coinvolte anche la comunicazione, la deglutizione, le capacità cognitive, la gestione delle attività quotidiane e gli aspetti emotivi.

Per questo il fisioterapista lavora insieme agli altri professionisti dell’équipe, condividendo valutazioni, obiettivi e risultati. Il confronto tra competenze differenti consente di costruire un percorso che tenga conto della persona nel suo insieme e non soltanto della singola funzione da recuperare.

Anche il paziente partecipa alla definizione degli obiettivi. Comprendere il senso delle attività proposte e riconoscere i progressi può aiutarlo ad affrontare il percorso con maggiore consapevolezza. Quando necessario, anche i familiari e i caregiver vengono coinvolti, affinché possano sostenere la persona nella quotidianità favorendone, per quanto possibile, l’autonomia.

Il valore della fisioterapia nei percorsi KOS

Nelle strutture riabilitative KOS, i fisioterapisti lavorano all’interno di équipe multidisciplinari e accompagnano pazienti con bisogni differenti, dalla fase successiva a un evento acuto fino al recupero e al mantenimento delle capacità raggiunte.

Ogni trattamento viene inserito in un progetto riabilitativo costruito sulle condizioni cliniche, sulle possibilità e sugli obiettivi della persona. Accanto alle competenze tecniche, sono importanti l’ascolto, l’osservazione dei cambiamenti e la capacità di sostenere la motivazione anche nei percorsi più lunghi.

L’obiettivo è fare in modo che quanto viene recuperato o allenato durante il trattamento possa tradursi in possibilità concrete nella vita quotidiana, favorendo la maggiore autonomia possibile.

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