Il fisiatra nella cura multidisciplinare del Parkinson: da membro a direttore d’orchestra
LEGGI ARTICOLOUn nuovo articolo scientifico, pubblicato online il 10 luglio 2026 su npj Parkinson’s Disease, rivista internazionale di Nature Portfolio, approfondisce il ruolo del fisiatra nel percorso di cura delle persone con malattia di Parkinson.
Il lavoro, intitolato The physiatrist in Parkinson’s multidisciplinary care: from orchestra member to orchestra director, è firmato da Daniele Volpe e Leila Bakdounes dell’U.O. di Medicina Riabilitativa di Villa Margherita, insieme a Jorik Nonnekes, Marialuisa Gandolfi, Bas R. Bloem, Erwin E. H. van Wegen e Mark A. Hirsch.
Perché il Parkinson richiede un approccio multidisciplinare
La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da sintomi motori e non motori, che possono presentarsi in modo diverso da persona a persona e modificarsi nel tempo.
Le difficoltà possono riguardare il cammino, l’equilibrio e la postura e comprendere cadute o improvvisi blocchi durante la marcia. Possono inoltre comparire difficoltà nella deglutizione e nella comunicazione, alterazioni dell’umore, difficoltà cognitive e altri disturbi che incidono sull’autonomia e sulla qualità di vita.
I trattamenti farmacologici e chirurgici sono fondamentali, ma da soli possono non essere sufficienti ad affrontare tutte le conseguenze funzionali della malattia e non sono in grado di modificare la traiettoria di malattia. Per rispondere ai diversi bisogni, la gestione medica deve quindi essere integrata con interventi riabilitativi e strategie non farmacologiche, definiti a partire dalle condizioni cliniche, dagli obiettivi e dalle priorità della persona.
A questo percorso contribuiscono, in base alle necessità, neurologi, fisiatri, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, neuro-psicologi, infermieri specializzati e assistenti sociali.
Il fisiatra nell’équipe: la metafora dell’orchestra
Per descrivere il contributo del fisiatra, gli autori utilizzano la metafora dell’orchestra. Ogni professionista partecipa al percorso di cura con competenze specifiche, come ogni musicista contribuisce all’esecuzione di una partitura.
In questa prospettiva, il fisiatra può essere uno dei componenti dell’orchestra ma, soprattutto nei percorsi riabilitativi più complessi, può assumere anche una funzione di coordinamento. La metafora non propone un modello gerarchico, ma sottolinea l’importanza di integrare professionalità, tempi e obiettivi differenti. In questo ruolo, il fisiatra contribuisce a definire obiettivi condivisi e a mantenere il programma riabilitativo coerente con l’evoluzione dei bisogni sempre più complessi della persona.
Il fisiatra è un medico specializzato nella valutazione e nella gestione delle conseguenze funzionali delle patologie neurologiche. La sua preparazione comprende gli aspetti neurologici, muscoloscheletrici e funzionali e gli consente di integrare interventi medici, farmacologici e riabilitativi all’interno di un progetto riabilitativo orientato alla riduzione della disabilità e al mantenimento dell’autonomia.
Può inoltre contribuire a individuare il contesto di cura più appropriato tra attività ambulatoriale, day hospital, ricovero riabilitativo e assistenza al domicilio.
Un ruolo che si adatta ai bisogni della persona
Il modello proposto non prevede un percorso uguale per tutti. Il coinvolgimento del fisiatra dipende soprattutto dalle difficoltà funzionali e dalla complessità dei bisogni, non soltanto dalla fase della malattia.
Il neurologo rimane centrale per la diagnosi, la terapia farmacologica e i trattamenti avanzati. Il contributo del fisiatra diventa più rilevante quando le difficoltà nel cammino, nell’equilibrio e nella postura iniziano a limitare le attività quotidiane ma soprattutto quando è necessario coordinare più interventi riabilitativi.
Con l’aumentare della complessità, il fisiatra può definire e coordinare il programma riabilitativo insieme agli altri professionisti dell’équipe. Nelle fasi più avanzate o in presenza di fragilità, declino cognitivo e più patologie concomitanti, il percorso può coinvolgere anche il geriatra, integrando la gestione medica con gli obiettivi riabilitativi.
Il lavoro sottolinea inoltre la necessità di sviluppare programmi riabilitativi individuali, rafforzare la formazione specifica sui disturbi del movimento e migliorare il coordinamento tra i professionisti. L’obiettivo è costruire percorsi integrati e centrati sulla persona, con interventi condivisi e adeguati alla fase della malattia, alle preferenze del paziente e al supporto disponibile.
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