Guardarsi allo specchio e percepire un’immagine che sembra diversa da quella che gli altri vedono.
Soffermarsi su un dettaglio del proprio corpo fino a farlo diventare un pensiero costante.
Il dismorfismo non è semplice insicurezza: è una condizione psicologica che altera profondamente l’autopercezione e può compromettere relazioni, studio, lavoro e qualità della vita.
Il tema è particolarmente rilevante quando si parla di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), nei quali l’immagine corporea riveste un ruolo centrale. Comprendere il legame tra dismorfismo e disturbi alimentari è fondamentale per intervenire in modo precoce ed efficace.
Ce ne parla il dott. Marco Bateni, psichiatra e psicoterapeuta presso Villa Margherita Vicenza.
Cos’è il dismorfismo corporeo
Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo (DDC) è descritto nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5-TR) come una preoccupazione persistente per uno o più difetti percepiti nell’aspetto fisico, che agli occhi degli altri risultano inesistenti o di lieve entità.
Non si tratta di un semplice disagio estetico. Per parlare di disturbo vero e proprio, la preoccupazione deve:
- occupare molte ore della giornata
- generare sofferenza significativa
- compromettere il funzionamento sociale, lavorativo o scolastico
- essere accompagnata da comportamenti ripetitivi o rituali mentali.
Tra i comportamenti più frequenti troviamo il controllo continuo allo specchio, il confronto costante con gli altri, la richiesta di rassicurazioni o, al contrario, l’evitamento delle superfici riflettenti. Alcune persone arrivano a isolarsi o a ricorrere ripetutamente a trattamenti estetici senza mai sentirsi soddisfatte.
Il dismorfismo può riguardare qualsiasi parte del corpo: pelle, capelli, naso, denti, muscolatura o forma fisica. In alcuni casi esiste una variante specifica, detta dismorfia muscolare, più frequente nei maschi, caratterizzata dalla convinzione di non essere abbastanza muscolosi nonostante una corporatura normale o sviluppata.
Il legame tra dismorfismo e disturbi alimentari
Il rapporto tra dismorfismo e disturbi alimentari è stretto e complesso. Nei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, come anoressia nervosa e bulimia nervosa, l’alterazione dell’immagine corporea è un elemento diagnostico centrale.
Chi soffre di anoressia, ad esempio, può percepirsi in sovrappeso anche in presenza di un marcato sottopeso. Questa distorsione non è una scelta, ma una convinzione radicata che influenza pensieri e comportamenti. La restrizione alimentare, l’eccessiva attività fisica o le condotte di eliminazione diventano così tentativi di “correggere” un corpo vissuto come inadeguato.
Il legame è bidirezionale:
- da un lato, un’immagine corporea distorta può favorire l’insorgenza di un disturbo alimentare
- dall’altro, il disturbo alimentare può rafforzare e irrigidire la percezione alterata di sé.
Dismorfismo e cultura dell’immagine: il ruolo dei media e dei social
Negli ultimi anni, l’esposizione continua a modelli estetici irrealistici ha aumentato la pressione sociale legata all’aspetto fisico. Filtri fotografici, immagini ritoccate e standard corporei difficilmente raggiungibili possono influenzare in modo significativo l’autostima, soprattutto in adolescenza: una fase delicata, in cui identità e immagine corporea sono ancora in costruzione.
La ricerca internazionale evidenzia come l’interiorizzazione di ideali estetici rigidi rappresenti un fattore di rischio per insoddisfazione corporea, dieta restrittiva e sviluppo di disturbi alimentari.
Promuovere un’educazione all’immagine e alla salute psicofisica diventa quindi una forma concreta di prevenzione.
Dismorfismo corporeo: quanto incide sui comportamenti quotidiani
Il dismorfismo non resta confinato al pensiero: influenza profondamente la vita di tutti i giorni.
Tra i comportamenti più comuni troviamo:
- camuffamento: uso eccessivo di trucco, abiti coprenti o posture studiate per nascondere il difetto percepito
- checking compulsivo: controllo frequente dello specchio, fotografie ripetute, confronti continui
- evitamento: rinuncia a eventi sociali, attività sportive o situazioni di esposizione pubblica
- ricorso a trattamenti estetici ripetuti, spesso senza beneficio duraturo sul piano psicologico.
Questi comportamenti, nel breve periodo, possono ridurre l’ansia. Nel lungo termine, però, la rinforzano. La persona entra in un circolo vizioso in cui il controllo aumenta l’ossessione, e l’ossessione alimenta il controllo.
Nei casi più gravi, il dismorfismo può associarsi a sintomi depressivi, ansia sociale e pensieri autolesivi. Per questo è fondamentale riconoscere precocemente i segnali e non minimizzare la sofferenza.
Affrontare il dismorfismo: il ruolo degli specialisti
Il dismorfismo corporeo è una condizione trattabile. Le linee guida internazionali indicano nella psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) il trattamento di prima scelta. Questo approccio aiuta a:
- riconoscere e mettere in discussione i pensieri disfunzionali legati all’aspetto
- ridurre i comportamenti compulsivi
- lavorare sull’accettazione corporea
- migliorare le abilità relazionali.
Nei casi più severi o quando sono presenti ansia e depressione significative, può essere indicato anche un supporto farmacologico, sempre sotto supervisione psichiatrica.
Quando il dismorfismo si associa a un disturbo alimentare, è essenziale un approccio multidisciplinare. Psichiatri, psicologi, nutrizionisti e altri professionisti collaborano per intervenire contemporaneamente su:
- sintomi alimentari
- percezione corporea
- regolazione emotiva
- funzionamento sociale.
Nel Gruppo KOS, strutture d'eccellenza come Villa Margherita, offrono percorsi integrati che mettono al centro la persona nella sua globalità. L’obiettivo non è soltanto ridurre il sintomo, ma aiutare il paziente a costruire un rapporto più equilibrato con il proprio corpo e con la propria identità.
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