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DCA maschili: sintomi e vissuti ancora poco riconosciuti

Psichiatria
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Nell’immaginario comune, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA) sono frequentemente associati alla popolazione femminile.

In realtà, queste patologie interessano in modo significativo anche gli uomini, soprattutto in età preadolescenziale e adolescenziale, con un’incidenza in aumento e un impatto rilevante sulla salute fisica e psicologica.

Anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata non fanno distinzione di genere. Nei pazienti

maschi, tuttavia, tendono a manifestarsi, soprattutto nella fase preadolescenziale e adolescenziale, con caratteristiche specifiche e risultano, spesso, più difficili da riconoscere precocemente.

I DCA non sono solo femminili: una realtà ancora sommersa

I disturbi alimentari nella popolazione maschile rappresentano una realtà ancora sottostimata, in gran parte a causa di fattori socio-culturali. Persistono, infatti, stereotipi che associano il controllo del peso e dell’immagine corporea quasi esclusivamente alla popolazione femminile. Questo può portare molti uomini a vivere il disagio con vergogna o a negarlo, ostacolando la richiesta di aiuto e ritardando l’accesso a una diagnosi e a un adeguato percorso di cura. Si stima che solo il 10% degli uomini con un disturbo alimentare si rivolgono a un medico o a un centro specialistico.

Nei pazienti maschi, inoltre, i segnali di disagio possono essere meno evidenti o assumere forme differenti rispetto a quelle più comunemente riconosciute. Alcuni comportamenti, come un’intensa attività fisica o un’attenzione particolarmente rigida all’alimentazione, sono spesso socialmente accettati o valorizzati. In alcuni casi, tuttavia, possono rappresentare l’espressione di una relazione disfunzionale con il corpo e con il cibo.

Anoressia, bulimia e binge eating negli uomini

I principali disturbi alimentari si manifestano anche negli uomini, pur presentando alcune peculiarità cliniche.

Nell’anoressia nervosa il 5/10% delle persone affette sono maschi. Un precedente sovrappeso è più frequente rispetto alle donne, c’è una forte tendenza all’iperattività ma le condotte eliminatorie sono meno frequenti.

Inoltre l’anoressia non sempre si esprime attraverso la ricerca della magrezza estrema. Nei pazienti maschi può emergere una forte preoccupazione per la composizione corporea, con un’attenzione marcata allo sviluppo della massa muscolare e alla riduzione del grasso corporeo. Questa condizione, talvolta definita dismorfismo muscolare, o Bigoressia/ Vigoressia può portare a programmi di allenamento eccessivi e a regimi alimentari particolarmente restrittivi, con abuso di integratori, anabolizzanti e diete iperproteiche.

La bulimia nervosa condivide con l’anoressia alcune radici psicologiche, come il legame tra autostima e controllo del corpo. Negli uomini, gli episodi di alimentazione incontrollata possono essere seguiti da comportamenti compensatori diversi rispetto a quelli più comunemente osservati nelle donne, come l’esercizio fisico compulsivo o il digiuno prolungato. E’ frequente l’abuso di alcool e di sostanze.

Il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder) risulta particolarmente diffuso nella popolazione maschile. In questi casi, gli episodi ricorrenti di abbuffata non sono seguiti da condotte compensatorie, con un conseguente aumento del rischio di sovrappeso o obesità, spesso accompagnati da vissuti di colpa, vergogna e frustrazione. Nelle grandi obesità con BMI maggiore di 40 il disturbo da alimentazione incontrollata è pressochè  la norma.

Come intervenire: supporto clinico e ambientale

Il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione si basa su un approccio multidisciplinare strutturato. L’intervento integra componenti psichiatriche, psicoterapeutiche, nutrizionali e mediche, con l’obiettivo di affrontare sia i sintomi alimentari sia i fattori psicologici e comportamentali che mantengono il disturbo.

I percorsi terapeutici vengono definiti in base alla gravità del quadro clinico e alle condizioni del paziente e possono includere trattamenti ambulatoriali, programmi intensivi o ricoveri riabilitativi. In tutti i casi, la presa in carico precoce è associata a esiti migliori in termini di recupero.

Strutture specializzate come Villa Sant'Alessandro offrono percorsi di cura dedicati, basati su protocolli integrati che prevedono la riabilitazione nutrizionale, il supporto psicoterapeutico e il monitoraggio clinico continuativo.

Accanto all’intervento clinico, anche il contesto familiare può svolgere un ruolo rilevante, soprattutto nella fase iniziale. La letteratura evidenzia infatti come il riconoscimento precoce di alcuni segnali – come cambiamenti nelle abitudini alimentari, evitamento dei pasti, rigidità nella gestione della dieta, iperattività fisica o variazioni dell’umore – possa favorire un accesso più tempestivo alle cure.

È importante che familiari e caregiver adottino un atteggiamento non giudicante, evitando di focalizzarsi su peso e aspetto fisico e favorendo invece un dialogo aperto e orientato al supporto.

Il riconoscimento del problema rappresenta spesso una fase critica. Ridurre lo stigma associato ai disturbi alimentari, in particolare nella popolazione maschile, è un elemento chiave per promuovere la richiesta di aiuto e l’avvio di interventi appropriati, con ricadute positive sugli esiti clinici e sulla qualità della vita.

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