La disfagia è un disturbo della deglutizione che può compromettere la capacità di nutrirsi e idratarsi in modo sicuro ed efficace.
Si manifesta con la difficoltà a far passare cibi e liquidi dalla bocca allo stomaco e può interessare persone di ogni età; è più frequente negli anziani e in chi presenta patologie neurologiche.
Riconoscere precocemente questo sintomo è fondamentale per prevenire complicanze come malnutrizione e polmonite. Di seguito vediamo cos’è la disfagia, i principali campanelli d’allarme e i percorsi terapeutici e riabilitativi disponibili.
Cos’è la disfagia
Il termine “disfagia” significa letteralmente difficoltà a mangiare. Non è una malattia, ma un sintomo: consiste nella difficoltà a deglutire alimenti solidi, liquidi o entrambi.
La deglutizione è un processo complesso che coinvolge numerosi muscoli e nervi; quando questo meccanismo si altera, il cibo può rimanere bloccato in gola o, nei casi più severi, entrare nelle vie aeree anziché nell’esofago.
In base alla fase coinvolta, si distinguono:
- Disfagia orofaringea (alta): riguarda il passaggio dalla bocca alla faringe; spesso legata a problemi neurologici o muscolari.
- Disfagia esofagea (bassa): riguarda il transito nell’esofago; può essere dovuta a ostruzioni meccaniche o a disturbi della motilità esofagea.
Sintomi della disfagia
I sintomi possono essere lievi o marcati. I segnali a cui prestare attenzione includono:
- sensazione di nodo o blocco in gola durante i pasti
- tosse persistente o voce gorgogliante dopo aver mangiato o bevuto
- necessità di più deglutizioni per un singolo boccone
- fuoriuscita di cibo o saliva dalla bocca
- rigurgito nasale (il cibo risale verso il naso)
- pasti molto più lunghi del normale
- perdita di peso involontaria e non spiegata.
Se non trattata, la disfagia può causare:
- malnutrizione e disidratazione: apporto insufficiente di nutrienti e liquidi
- polmonite ab ingestis: ingresso di cibo, liquidi o saliva nelle vie respiratorie (aspirazione), anche in forma silente
- soffocamento: ostruzione acuta delle vie aeree
- impatto psicologico e sociale: imbarazzo, ansia, isolamento e riduzione della qualità di vita.
Cause della disfagia
Le cause sono numerose e possono riguardare il sistema nervoso, fattori meccanici o condizioni sistemiche e farmacologiche, come:
- ictus cerebrale: circa il 50% dei pazienti post-ictus sviluppa disfagia
- malattie neurodegenerative: come il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e le demenze (es. malattia di Alzheimer)
- traumi cranici e lesioni cerebrali
- sclerosi multipla e altre patologie demielinizzanti.
La disfagia può anche derivare da un'ostruzione fisica che impedisce il passaggio del cibo. Alcuni esempi sono:
- tumori della testa, del collo o dell'esofago
- stenosi esofagea: un restringimento dell'esofago, spesso causato da reflusso gastroesofageo cronico o esiti di radioterapia
- diverticoli esofagei (es. diverticolo di Zenker)
- gozzo tiroideo di grandi dimensioni che comprime l'esofago.
Alcuni farmaci (come antipsicotici o anticolinergici) possono causare secchezza delle fauci o influenzare la motilità muscolare, contribuendo alla disfagia. Anche malattie sistemiche come la sclerodermia o la dermatomiosite possono essere una causa.
Disfagia negli anziani
Una diagnosi accurata e tempestiva è essenziale per ridurre i rischi.
La gestione richiede un approccio multidisciplinare. Il percorso diagnostico è coordinato da uno specialista della deglutizione (deglutologo), foniatra o otorinolaringoiatra; coinvolge anche logopedista, neurologo e gastroenterologo.
Dopo la valutazione clinica, possono essere indicati esami strumentali come:
- Videofluoroscopia (VFS): studio radiologico del passaggio di un bolo baritato dalla bocca allo stomaco.
- Fibroendoscopia della deglutizione (FEES): visualizzazione diretta di faringe e laringe durante la deglutizione tramite sonda nasale.
Riconoscere i segnali iniziali è cruciale: una diagnosi tardiva aumenta il rischio di complicanze gravi. Pazienti e caregiver devono conoscere i campanelli d’allarme per rivolgersi precocemente al medico.
Diagnosi della disfagia
Una diagnosi accurata e tempestiva è il primo passo per gestire la disfagia ed evitare rischi per la salute.
Il percorso è solitamente coordinato da un medico specialista in deglutologia, un foniatra o un otorinolaringoiatra. Altri professionisti chiave sono il logopedista, specializzato nella valutazione e riabilitazione della deglutizione, il neurologo e il gastroenterologo.
Trattamento della disfagia
L’obiettivo del trattamento della disfagia è quello di garantire una nutrizione sicura e, quando possibile, migliorare la funzione deglutitoria. Non esistono farmaci specifici per la disfagia in sé: il percorso si basa su riabilitazione e gestione dell’alimentazione, con:
- esercizi specifici per rafforzare i muscoli di lingua, labbra e faringe
- manovre di compenso e posture facilitanti durante i pasti per proteggere le vie aeree
- stimolazione neuromuscolare (es. VitalStim®) con impulsi elettrici di bassa intensità per favorire la contrazione muscolare e la deglutizione
- adattamento della consistenza dei cibi: da morbidi e facilmente masticabili a frullati, semi-solidi (tipo budino) o omogenei, in base al grado di disfagia
- liquidi addensati con apposite polveri (consistenze da sciroppo a budino) per migliorare il controllo del bolo e ridurre l’aspirazione
- in genere si evitano alimenti a doppia consistenza (es. minestrone con pastina), cibi secchi, friabili o appiccicosi.
Presso il Centro Venerabile Marcucci di Ascoli Piceno, struttura di Santo Stefano Riabilitazione, è attivo un ambulatorio specializzato per la diagnosi e il trattamento della disfagia, con un team multidisciplinare e tecnologie all'avanguardia per offrire un percorso completo e personalizzato.
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