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Stimolazione cerebrale profonda: cos’è e quando serve

Riabilitazione
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La malattia di Parkinson è una patologia complessa che, nel tempo, può diventare difficile da gestire con la sola terapia farmacologica.

Quando i farmaci non bastano più a garantire una qualità di vita adeguata, la medicina offre una soluzione chirurgica avanzata ed efficace: la stimolazione cerebrale profonda (o DBS, dall’inglese Deep Brain Stimulation).

In questo articolo approfondiamo cos'è questa tecnica, come funziona l'intervento e quali risultati offre, grazie all'esperienza clinica dell'équipe di Villa Margherita, centro di eccellenza per la cura del Parkinson.

Cos’è la stimolazione cerebrale profonda (DBS)

La stimolazione cerebrale profonda è una tecnica neurochirurgica introdotta alla fine degli anni '80. È considerata una delle procedure più efficaci per il trattamento dei sintomi motori della malattia di Parkinson e di altri disturbi del movimento, quando la risposta ai farmaci diventa instabile.

A differenza della terapia farmacologica, che agisce chimicamente reintegrando la dopamina mancante, la DBS agisce elettricamente. Attraverso impulsi mirati, infatti, modula l'attività dei circuiti cerebrali alterati dalla malattia, ripristinando un funzionamento più fisiologico delle reti neurali. L'efficacia di questa tecnica è stata confermata da numerosi studi controllati e randomizzati basati sull'evidenza scientifica.

A cosa serve la stimolazione cerebrale profonda

L'obiettivo principale è attenuare i sintomi invalidanti della malattia di Parkinson e, contemporaneamente, ridurre le complicanze indotte dall'assunzione prolungata di farmaci.

Come spiegano gli specialisti dell’Unità di Neurologia di Villa Margherita: "I pazienti che vengono sottoposti alla stimolazione cerebrale profonda sono soggetti che hanno una risposta incostante alla terapia, presentano movimenti involontari anomali, le cosiddette discinesie, effetti secondari alla terapia farmacologica e complicanze a lungo termine della levodopa".

In sostanza, la DBS serve a stabilizzare il quadro clinico, riducendo le fluttuazioni motorie (momenti di blocco alternati a movimenti involontari) e permettendo spesso una riduzione del dosaggio dei farmaci.

Come funziona la DBS e in cosa consiste l’intervento

Il sistema DBS è costituito da tre componenti principali:

  1. microelettrodi: fili sottilissimi impiantati chirurgicamente nelle strutture profonde del cervello responsabili del controllo dei movimenti
  2. neurostimolatore: un dispositivo simile a un pacemaker cardiaco, posizionato generalmente sottocute nella zona della clavicola
  3. estensioni: cavi che collegano gli elettrodi al neurostimolatore.

L'intervento stimolazione cerebrale profonda è una procedura di alta precisione. Una volta impiantato il sistema, inizia una fase cruciale: la programmazione.
In fase post-operatoria, la stimolazione viene impostata e personalizzata secondo le specifiche esigenze del paziente. Il sistema rimane attivo 24 ore su 24.

Il dispositivo non richiede una gestione complessa a domicilio da parte del paziente. Sono previsti controlli neurologici periodici (ogni 4-6 mesi) per verificare lo stato della batteria e ottimizzare i parametri di stimolazione. Con la DBS, si ottiene un effetto terapeutico stabile sia di giorno che di notte, eliminando le fastidiose fluttuazioni tipiche della terapia orale.

Quando è indicato l’intervento di stimolazione cerebrale profonda

Non tutti i pazienti sono candidati idonei. Esiste un protocollo rigoroso di selezione che include valutazioni cliniche motorie, neuropsicologiche e risonanza magnetica.
Oggi si tende a intervenire anche in fase precoce (già dopo circa sette anni di malattia) e non solo negli stadi avanzati. "L’obiettivo è la conquista di una migliore qualità di vita. Prima si interviene, prima si ha margine per ottimizzare questo risultato, permettendo al paziente di riannodare le relazioni familiari e sociali", affermano gli specialisti.

I candidati ideali per la stimolazione cerebrale profonda parkinson sono persone che:

  • hanno una buona risposta alla Levodopa ma soffrono di fluttuazioni motorie (effetti "on-off")
  • presentano movimenti involontari (discinesie)
  • non presentano decadimento cognitivo o demenza grave.

Per garantire la sicurezza e l'efficacia, la DBS va esclusa in presenza di:

  • demenza associata
  • gravi disturbi dell'equilibrio e del cammino che non rispondono ai farmaci
  • età avanzata (può aumentare il rischio operatorio, ma la valutazione resta individuale)
  • condizioni di salute generale compromesse.

Effetti collaterali e rischi dell’intervento

Come ogni procedura chirurgica, esistono dei rischi, ed è importante informarsi su stimolazione cerebrale profonda effetti collaterali.

Secondo i dati riportati da Villa Margherita, il bilancio è estremamente positivo con un miglioramento dei sintomi che va dal 60% all'80%. L'incidenza di complicanze è relativamente bassa.

Tra i rischi possibili troviamo:

  • emorragia cerebrale (rara, si verifica in circa l’1-2% dei casi)
  • infezioni del dispositivo (rare)
  • malfunzionamento del sistema (raro).

Stimolazione cerebrale profonda e riabilitazione

L'intervento chirurgico non è un punto di arrivo, ma parte di un percorso integrato. Spesso è necessario un protocollo di riabilitazione intensiva per consolidare e ottimizzare i risultati ottenuti con la chirurgia, lavorando su postura, equilibrio e adattamento al nuovo stato motorio (per approfondire il legame tra terapia fisica e malattia, leggi il nostro articolo su Parkinson e riabilitazione).

Il successo della DBS dipende dalla collaborazione tra diverse figure professionali: neurologi, neurochirurghi, neuropsicologi, fisioterapisti e infermieri specializzati. Questa sinergia garantisce un'assistenza di elevata qualità sia prima che dopo l'operazione.

Villa Margherita è stato uno dei primi centri in Italia ad attivare un programma di DBS in collaborazione con la Neurochirurgia dell'Ospedale di Vicenza. La struttura dispone di un team esperto dedicato alla gestione completa del paziente parkinsoniano, dalla diagnosi precoce alla riabilitazione avanzata.

Domande frequenti sulla DBS

Quanto dura un intervento di stimolazione cerebrale profonda?

La durata dell'intervento può variare a seconda della complessità e della tecnica chirurgica utilizzata, ma generalmente richiede diverse ore. L'operazione è suddivisa in fasi, alcune delle quali possono essere eseguite con il paziente sveglio per verificare immediatamente la risposta alla stimolazione.

Cosa succede dopo la DBS?

Dopo l'intervento, segue una fase di cicatrizzazione e, successivamente, l'attivazione del dispositivo. Nelle settimane seguenti, il neurologo regolerà i parametri di stimolazione per trovare l'assetto ideale che minimizza i sintomi e permette di ridurre i farmaci. Il paziente riacquista progressivamente una stabilità motoria che gli consente di riprendere le attività quotidiane.

Si può guarire dal Parkinson con la stimolazione cerebrale profonda?

È importante chiarire cos'è la stimolazione cerebrale profonda in termini di cura: non guarisce definitivamente la malattia, poiché il Parkinson è una patologia degenerativa. Tuttavia, la DBS permette di gestire i sintomi in modo molto più efficace rispetto alla sola terapia medica, migliorando drasticamente la qualità di vita per molti anni.

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